L’alunna Eva Tolisano, della classe terza della Scuola secondaria di Saracena, ha conquistato il secondo posto regionale nell’edizione 2026 di EpLibriamoci, il concorso nazionale promosso dall’Ente Pro Loco Italiane e patrocinato dalla Commissione Nazionale Italiana UNESCO, nato per avvicinare sempre più i giovani al piacere della lettura, dedicato quest’anno ai temi del bullismo e del cyberbullismo. Il risultato è stato accolto con grande soddisfazione dalla Dirigente Dott.ssa Francesca Nicoletti, da tutta la comunità scolastica e dalla Presidente della Pro Loco Sarucha di Saracena Elisa Montisarchio che in un continuo e proficuo rapporto di collaborazione con la scuola ha proposto questa interessante iniziativa.
La premiazione si è svolta il 26 aprile scorso a Mileto, nella Sala delle Laudi, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, alla presenza della Presidente EPLI Calabria, Giuseppina Ierace, che ha consegnato il premio a Eva Tolisano, accompagnata dalla famiglia e dalla docente di Italiano, Prof.ssa Francesca Maccarone. L’elaborato vincitore, un tema riflessivo dal titolo Non ho paura!, che si è distinto per intensità emotiva e maturità critica, è stato costruito attraverso una struttura circolare che si apre e si chiude con la stessa sequenza (1-2-3… respira), simbolo di un percorso interiore che va dall’angoscia alla rinascita.
Il tema affronta il bullismo, approfondendo le dinamiche psicologiche della vittima, rappresentata come fragile e sopraffatta, ma analizza anche la figura del bullo, cercando nella sofferenza pregressa le ragioni che lo inducono ad agire in modo incauto. Attorno a loro si costruisce un muro di indifferenza, sul quale Eva invita a riflettere, citando Canzone del Maggio di Fabrizio De André e il celebre verso: «Per quanto ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti».
Il testo è dinamico e coinvolgente, alterna narrazioni e dialoghi, permettendo al lettore di immedesimarsi nelle situazioni concrete e di riflettere in modo più ampio. Interessante è l’uso delle metafore come “pianta carnivora” che rappresenta il processo che distrugge l’autostima della vittima o “ingranaggio malefico” che rappresenta il meccanismo del bullismo come difficile da fermare. La narrazione si distingue, inoltre, per la sua capacità di far riflettere, sostenendo che il bullismo non è solo un problema individuale, ma una responsabilità collettiva che richiede coraggio, empatia e intervento attivo. Il finale, con il ritorno in classe in un clima ormai sereno, apre uno spiraglio di speranza, suggerendo che il cambiamento è possibile.









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